L’idea primordiale di giardino

L’idea primordiale di giardino

Per gran parte della storia umana, il giardino rappresenta uno spazio ben definito, chiuso e contrapposto all’esterno.  Questo almeno fino al Rinascimento e, soprattutto, fino al giardino paesaggistico inglese che scardinerà gran parte dei principi fondamentali dell’arte dei giardini fino ad allora predominanti.

 

Sin dall’epoca più antica il giardino rappresenta uno spazio recintato che custodisce la pianta della vita, come in alcuni racconti sumeri, o l’albero della conoscenza del bene e del male, come nel racconto biblico della genesi.

 

Il giardino nell’antichità è un inno alla fertilità della terra, capace di generare vita e per questo associato al grembo e alla fecondità della donna. Questa associazione grembo-giardino è testimoniata da molte immagini raffigurate in monili e da altri oggetti antichi dove al posto del sesso femminile viene stilizzata una pianta.

 

Il giardino antico è quindi uno spazio fortemente contrapposto all’esterno a custodia dei valori più importanti:  l’ordine contrapposto al disordine; il sapere contrapposto all’ignoranza; il bene contrapposto al male; la vita contrapposta alla morte.

Questo concetto base lo ritroviamo in tutti i giardini antichi, come il giardino egizio, il giardino arabo e più che mai nel giardino medievale, dove la chiusura verso l’esterno raggiunge forse i massimi livelli.

 

Solo nel Rinascimento , a partire al 1400, il giardino, fino ad allora chiuso in se stesso, comincerà ad aprirsi al mondo esterno per poi diventare un tutt’uno e fondersi con il paesaggio nel giardino inglese.

 

Nell’immagine a lato viene raffigurato un grafogramma sumero del 3000 a.C. che raffigura l’idea originaria di giardino: un recinto chiuso con un albero stilizzato protetto e custodito al suo interno. 

 

Per chi vuole approfondire questo tema consiglio di leggere il libro di Massimo Venturi Ferriolo “Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino”.