Il piacere dell’attesa

Il piacere dell’attesa

Mi capita molto spesso di trovare persone le cui esigenze sono soddisfatte solo da piante finte. Vogliono piante che non sporcano, sempreverdi e, se possibile,  in fiore tutto l’anno. Credo invece sia doveroso riscoprire l’importanza dell’attesa per un momento meraviglioso e di durata limitata. Un momento di esplosione di bellezza per un tempo maggiormente contenuto.

 

Avere sempre un livello eccellente ci porta ad abituarsi a quel livello e a viverlo quindi come normale, perdendo il piacere di un momento esaltante.

 

Un po’ di anni fa ho progettato una parte di un giardino più vasto creando una stanza di rose. Alcune di esse erano rose moderne, quindi rifiorenti per molti mesi, mentre altre erano rose antiche, con un’unica magnifica fioritura concentrata nel mese di maggio (parleremo più a fondo di questo tipo di rose nei prossimi numeri).   

 

In particolare, un lato di questa parte di giardino era delimitato da un muro alto sei metri, sul quale ho fatto salire una vite americana e la rosa Albéric Barbier, una rosa wichuraiana dalla bellissima fioritura bianco cremaprofumata.

Malgrado le rose moderne rendessero fiorito il giardino per gran parte della bella stagione, lo spettacolo della  fioritura primaverile delle rose antiche sommate a quelle moderne era impareggiabile.


Il ciclo delle stagioni veniva così scandito dall’eccezionalità del giardino nel mese di maggio, un mese che i proprietari aspettavano con trepidazione, invitando gli amici a far loro visita per condividere la bellezza dei loro arbusti. Un momento speciale, che ogni anno regalava un’esuberanza di fiori unica ed effimera.