La storia di Sara Morganti
29/08/2016

La storia di Sara Morganti

Intervista datata 21 febbraio 2014

“Se anni fa mi avessero detto che un giorno avrei partecipato alla Paralimpiadi, non ci avrei mai creduto. Un consiglio ai giovani che inseguono i propri sogni? Non rinunciare mai”.


Va a lei, Sara Morganti, classe ‘76 e origini barghigiane, il Pegaso per lo Sport 2014, premio abbinato dal 2001 al titolo di Sportivo toscano dell'anno.

Con la campionessa di dressage paralimpico decidiamo di darci del tu. Tenacia contagiosa. Onestà disarmante e zero retorica.

 

3 bronzi europei, 7 titoli italiani. E ora un nuovo importante riconoscimento.

Mai avrei pensato di essere la persona scelta per questo titolo.  Mi sono presentata alla cerimonia di premiazione a San Donnino (Firenze) - 175 in tutto i premi assegnati: 9 quelli speciali, 151 ad atleti e 15 a società - come una dei 3 finalisti. Non credevo davvero di poter vincere.

 

A che età hai iniziato a coltivare questa passione? Quando hai capito che era qualcosa di più di un semplice hobby?

In realtà, e purtroppo, lo sport paralimpico rimane un hobby sulla carta. Nonostante gli impegni e i risultati a livello professionistico… Il cavallo è diventata la mia passione, la mia dipendenza, qualcosa di cui non posso fare a meno, dalla prima volta che ci sono salita sopra, a 13 anni. E’ proprio a Barga, al Ciocco, che ho avuto la mia prima cavallina.. Ma passeranno degli anni prima che inizi a gareggiare.

 

E’ evidente come in sport come questo la passione viaggi su due livelli diversi: alla dedizione per la disciplina in sé si aggiunge un’amicizia…

Proprio così: quando entro nella scuderia a Pisa e chiamo Royal, lei mi risponde tra centinaia di cavalli. Ed ogni volta è un’emozione unica.

 

Quante sono le tue ore quotidiane di allenamento?

Per via della patologia, a cavallo non più di un’ora e mezza al giorno. Poi ci sono gli esercizi di ginnastica a terra. La mia è una giornata molto impegnata: lavoro la mattina come segretaria e al centro ippico il pomeriggio.

 

Eri giovanissima quando ti è stata diagnosticata una sclerosi multipla.

E’ stata una fase dura e difficile da accettare. La sensazione di non sapere cosa ti aspetta in momenti come quelli si amplifica. Da iperattiva che ero, la mia vita è improvvisamente cambiata. Volevo fare la facoltà di veterinaria: mi sono ritrovata a rinunciare a questo ed ad altri sogni, a cambiare prospettiva. Quando ti trovi in situazioni come la mia, sei costretta a fare delle scelte. Puoi decidere di rinchiuderti in casa e lasciare che la malattia rimanga l’unica cosa. Oppure puoi decidere di andare avanti, affrontare gli alti e i bassi. A parte un periodo iniziale di sconforto totale, la mia scelta è stata quella di guardare oltre, prefiggendomi obiettivi sempre nuovi, sempre più alti. E’ come quando monto a cavallo: ogni volta devo trovare strade alternative per fronteggiare gli ostacoli. E poi – e non è poco - ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha spronato nei momenti più bui.

 

Quando hai ricevuto il Pegaso, a chi è andato il tuo primo pensiero?

Continuo a non realizzare il peso di questo premio. E’ come se ricevessi per mie mani il premio di tutti gli atleti che come me si impegnano facendo tanti sacrifici, di tutti coloro che non hanno vinto ma che se lo sarebbe meritato. Conosco un mondo sommerso, sconosciuto a più, di persone così.

Dedico questo premio ai miei compagni che sognano, che mirano lontano e che lontano arriveranno – con me spero! -, lo dedico a tutti gli atleti paralimpici toscani.. Ci auguro un mondiale meraviglioso!