Scrivere con la luce

Scrivere con la luce

“…senza profondità, non c’è anima……” I Barbari – Alessandro Baricco

 

Mi capita spesso, e me ne rendo conto, di parlare di Fotografia dando per scontato, peccato veniale ma non troppo, che chi legge sull’argomento intenda per questo “termine”, quello che intendo io. È questo un peccato originale che voglio esorcizzare subito nel tentativo di dialogare con tutti. Anche quelli che io, intimamente, ritengo “impuri”… eh, eh. Perché ognuno ha innanzitutto il suo karma e poi le vie per cui uno arriva al bisogno di produrre delle immagini, sono le più disparate. Anche se sempre meno chiare e sempre più…canalizzate.

 

Penso però che prima di parlare dei rimedi sia giusto e costruttivo parlare della Malattia. E le sue forme. La Fotografia, dunque. Addirittura il laico e puntuale Devoto-Oli, la definisce gelidamente: Processo fotochimico per mezzo del quale….. E solo in una definizione “minore”: Raffigurazione o descrizione fedele. Meno male che la più decisamente plebea, e spesso fanfarona, o almeno ….farfallona, Wikipedia, rende un po’ di merito alla Signora Fotografia definendola dalla sua derivazione greca, “Scrittura
con la luce”.



Scrittura con la luce. Bene, ma se facciamo un parallelo con qualcosa di poco apparentemente simile, almeno per l’hardware, la scrittura con la penna, ad esempio, quanti tipi di scrittura esistono? Uno scarabocchio, uno sgorbio, una serie di lettere o parole casuali o senza senso, può definirsi scrittura? Un twitt come la Divina Commedia? Lo stesso io penso della Fotografia.

 

Sì, sono consapevolissimo che la tecnologia ci ha liberato dal masochismo della foto (brrr!) analogica ( infinite pellicole, messa a fuoco, iperfocale, profondità di campo, misurazione della luce, esposizione, sviluppo e stampa). E ha reso così l’oggetto macchina fotografica, quando lo è,
sempre più simile alla penna biro e alle sue difficoltà. Ma in maniera aggressiva, invadente ed esclusiva, tanto che il pensiero “alto” di Roland Barthes * (1980) “In un primo momento, per sorprendere, la Fotografia fotografa il notevole; ben presto, però, attraverso un ben noto capovolgimento, essa decreta notevole ciò che fotografa” viene dopo appena tre anni riportato a livelli molto più terreni da Vilém Flusser ** (1983) che afferma “Ormai a causa dello strapotere delle ditte costruttrici, troppo spesso vediamo apparecchi fotografici muniti di un uomo come funzionario. In quanto ormai uomo e apparecchio (quando va bene) sono connessi. E sottomessi.”



Per cui anche il mio concetto di Fotografia, strumento per raccontare e quindi più appartenente alla Letteratura che alla Pittura, essendo comunque una mediazione della realtà, rischia di entrare in “contraddizione interna” con il classico errore dello scambio del dito per la luna. E per raccontare deve contenere più o meno risposte agli universali quesiti: chi, come dove, quando e perché! Ecco siamo ancora qui….eh, eh. Intanto però la Malattia continua. Nel 2014, secondo una fonte Yahoo, le foto scattate saranno “almeno” 880 miliardi. Quante di queste risponderanno ai requisiti richiesti per essere tali? Una cosa almeno da meditare, non credete?

 

* Roland Barthes - La camera chiara (Gli Struzzi Einaudi) ** Vilém Flusser - Per una filosofia della fotografia (Bruno Mondadori)