Fotografare oggi...perchè?

Fotografare oggi...perchè?

Un simile problema, certo, fino a circa 25 anni fa non avrebbe avuto
senso (Sony Mavica 1987, Kodak DCS100-1991, Kodak DC 120-1997 prima compatta a megapixel).


Infatti la fotografia, salvo irrilevanti anche se alte eccezioni (nobili, benestanti e ricercatori con capacità artistiche), fu dalla sua “invenzione” (si badi bene, non “scoperta”) terreno esclusivo del “professionismo” nel senso di “mezzo commerciale”.


Inventori, chimici, ricercatori, quindi, barbari* in un mondo artistico che li snobbava, quando non li disprezzava come Baudelaire: “…mezzo troppo facile, troppo speculare e oggettivo….”


Anche quando la fotografia si è aperta ad utenze cosi dette amatoriali (1920 – 1945), e poi subito dopo la guerra fino al picco degli anni 60–70, questa era comunque una attività che, oltre ad ammiccare spesso al professionismo, anche nella più pura espressione dell’impiego intelligente del tempo libero, era limitata ai soliti barbari* guardati con sospetto e/o ironia, non tanto e non solo per la stramba e poco comprensibile attività di ripresa (una o più macchine al collo, strani obbiettivi, strumenti indecifrabili come esposimetri, ecc.) ma soprattutto per le obbligatorie, successive, misteriose operazioni, segrete alchimie,
di camera oscura. Vera fucina della Fotografia di Autore.


Infatti, spesso proprio lì nasceva (e faceva) la differenza fra la foto di un professionismo anonimo e improvvisato e la Foto d’Autore.


Ed era proprio questo tipo di professionismo improvvisato che apparentemente non giustificava i grandi nomi che, come cime di
iceberg, in Italia e nel mondo davano grande dignità alla Fotografia, portandola a tutti gli effetti a livello di Arte (Berenson). Arte che anche
oggi nel nostro paese più che in altri, invero, stenta ad essere
apprezzata e quindi (perché no?) quotata.

 
Poi l’arrivo del digitale verso gli anni '90, per volgarissimi, anche se comprensibili, motivi commerciali delle grandi ditte come la Kodak, che vedevano un grosso calo nel consumo delle pellicole. La diffusione del digitale non era certo ambita o sospirata dai fotografi così detti d’arte, o comunque fotoamatori evoluti. Magari per la sua allora presunta velocità poteva essere guardata con simpatia dai reporter sportivi e non, sempre professionisti.
La fotografia digitale nel mondo, ma ancor più in Italia, ha avuto una diffusione inimmaginabile e non fra i barbari*, stavolta, ma soprattutto fra gli imbarbariti*. Sbidonata come rivoluzione epocale, la fotografia digitale è stata semplicemente “….un media analogico convertito in media digitale…” L. Manocich.


Infatti per il barbaro fotografo, consapevole della rara commistione tra scienze esatte e cultura artistica necessaria per comporre una buona fotografia d’autore, è cambiato molto poco. In realtà sono cambiate molte attrezzature collaterali (schede, computer, programmi, memorie
esterne
sempre più capaci), ma il processo fotografico è e rimane esattamente lo stesso. Dall’analogico (pellicola più chimici), al digitale (sensore più computer).


Stesse” previsualizzazionescelta della composizione, esposizione, ripresa.
La vera rivoluzione, grazie alle grandi case produttrici, che hanno solo l’interesse di far credere al mondo che tutti possono diventare artisti fotografici, oggi, non è la Fotografia, ma bensì le fotocopie digitali
(milioni, miliardi) che ogni giorno, ogni secondo, vengono scattate, stoccate, messe in rete. Condivise con altrettanti milioni, miliardi di copiatori inconsapevoli e annoiati quanto disinteressati a qualsiasi modalità tecnica se pur sub elementare (ultima spiaggia per ora: Instagram “…con un po’ di fantasia e di creatività, infatti, uno scatto convenzionale o addirittura mal riuscito, può essere trasformato in una splendida foto…”). Sob!


Ecco, milioni di persone che, svogliate, distratte, disinteressate, credono di copiare la realtà con le loro “macchinette” e i loro telefonini. Magari con in mano un pezzo di pizza e con l’altra l’apparecchietto, lo smartphone, quando non (brrrrrr) un iPad di ca 19x24 cm. Così. Per costume. Moda. Disperazione..eh eh **


Il risultato? Splendide foto per tutti.


Per prendere una onesta distanza intellettuale da questa distorsione imbarbarita* di una attività intellettuale e artistica tanto esigente, dura, difficile e affascinante, portiamo il nostro modestissimo contributo con questa, certo non risolutiva, discussione. Dove per prima cosa
porteremo i nostri perché. A presto.


* A. Baricco –I BARBARI  U.E. Feltrinelli
** "Nei paesi ricchi il consumo consiste in persone che spendono soldi che non hanno, per comprare beni  che non vogliono, per impressionare persone che non ci amano"    J. Spangenberg