La creazione di uno spazio verde è prima di tutto un fatto di “Sensibilità”

La creazione di uno spazio verde è prima di tutto un fatto di “Sensibilità”

Quando parlo o scrivo di giardinaggio amo spesso attingere a frasi dette da grandi paesaggisti. In particolare molte sono le citazioni riferite al testo “L’educazione di un giardiniere” di Russell Page, un libro che non dovrebbe mai mancare nella biblioteca di un amante dei giardini.

Tra i miei brani preferiti sicuramente c’è il seguente: “Quando compongo un paesaggio o creo un giardino, ma anche solo quando colloco un vaso di fiori su di un davanzale, mi pongo, in primo luogo, un problema analogo a quello del pittore, ossia mi preoccupo della relazione tra gli oggetti che compongono il quadro, siano essi boschi, campi o acqua, pietre o alberi, cespugli e piante o gruppi di piante.

Ritengo che ciascun oggetto abbia delle emanazioni, ossia emetta delle vibrazioni specifiche che vanno al di là della sua massa fisica. Vibrazioni che variano a seconda del tipo di oggetto, del materiale di cui è costituito, del colore della configurazione e della forma. Ciascun albero è dotato di un tronco e di rami più o meno grandi, e la corteccia del tronco differisce da quella di un ramoscello, mentre la tessitura del fogliame varia con il variare delle stagioni. La stessa cosa si verifica nel caso delle pietre. Del resto, la tessitura e la materia del marmo, per esempio, differiscono da quelle del granito o dell’arenaria e, inoltre, al pari della forma e del colore di un fiore o di un frutto, determinano la rapidità e l’ampiezza delle emanazioni di ciascun oggetto, influenzandone, di conseguenza, il reciproco gioco.”

Questo testo esprime appieno l’attenzione da mettere in ogni semplice accostamento, in qualsiasi inserimento all’interno di una creazione artistica, quale deve essere la realizzazione di un giardino. Russell Page si accosta ad un pittore, ma anche la fotografia ha degli analogismi con il verde ornamentale. Io che sicuramente mi diletto più con la macchina fotografica che con la pittura, per la quale non sono affatto portato, quando scatto una foto mi pongo sempre il problema dell’armonia e delle proporzioni degli oggetti che compongono l’immagine. Nel fare giardini c’è addirittura qualcosa in più. E forse ancora di più risulta calzante l’analogia con un direttore d’orchestra. Il "creatore di giardini" infatti non può limitarsi alla sola composizione armonica di un’immagine, ma deve rispettare il susseguirsi e l'alternanza di emozioni dinamiche: piante che cambiano dimensione alterando gli equilibri volumetrici iniziali, fioriture che entrano, altre che escono. Proprio come un’orchestra di strumenti sapientemente guidati lungo differenti e paralleli binari musicali.