Conifere calve

Conifere calve

Nei precedenti giorni di Natale ho trascorso alcuni giorni in montagna sulle Dolomiti dove il paesaggio vegetale è caratterizzato da boschi misti di abete rosso (Picea abies) e larice (Larix decidua Miller).

Proprio la presenza di questi boschi mi dà lo spunto per scrivere un breve articolo su alcune caratteristiche curiose delle conifere, un gruppo di piante caratterizzate da foglie aghiformi o squamiformi sempreverdi.

 

Vorrei partire da un aneddoto accadutomi circa 25 anni fa che spesso racconto quando faccio lezioni di ecologia. Un mio carissimo amico, con spiccato spirito “ecologista”, dal ritorno da una settimana bianca, mi chiama allarmato raccontandomi della quantità di boschi secchi, dovuti, secondo lui, alle piogge acide, che aveva visto sciando.

In un primo momento rimango alquanto stupito dal resoconto che, anche per le mie conoscenze di allora, mi sembrava alquanto allarmistico. Poi dopo alcuni minuti di riflessione ebbi un dubbio che dopo una immediata verifica risultò fondato: il mio amico aveva scambiato i boschi di larici, naturalmente caducifogli, come alberi seccati per le piogge acide. Per fortuna, pur non volendo sminuire il problema dell’inquinamento, il mio amico aveva preso un grande abbaglio!

 

In effetti l’errore può nascere per il fatto che normalmente, come precedentemente detto, le conifere sono costituite da generi sempreverdi come pini, abeti, cedri, cipressi, sequoie, thuie ecc.

In verità ci sono alcune eccezioni, anzi ci sono dei generi – solo tre in tutto il mondo - che perdono gli aghi d’inverno. Di queste solo il genere Larix annovera una specie tipica della vegetazione europea e italiana: il larice europeo. Le altre sono costituite dalla metasequoia (Metasequoia glyptostroboides Hu & Cheng) e dal Taxodium distichum (L.) Rich, non a caso detto “cipresso calvo”.

Queste ultime piante le troviamo sul territorio italiano come piante ornamentali. Soprattutto il tassodio è molto diffuso in prossimità di fossi o laghetti decorativi, dove sviluppa i caratteristici “pneumatofori”, appendici legnose delle radici che fuoriescono verticalmente dal terreno e permettono alla pianta di ossigenare l’apparato radicale in presenza di acqua stagnante.

 

A Lucca c’è un bell’esemplare al centro del laghetto dell’orto botanico. Diversi esemplari si trovano anche presso l’ospedale cittadino. Altri esemplari di tassodio, con i caratteristici pneumatofori, si possono trovano, ad esempio, all’isola Madre sul Lago Maggiore.